Gianni Bonincontro, i suoni della vita...

Il mio romanzo

 

 

Gianni Bonincontro nato a Tripoli (Libia) nel 1958, ha seguito i genitori in Sicilia, a Siracusa nel 1970. Dopo gli studi ha svolto i lavori più disparati. Sposatosi con Elisabetta Manoli nel 1987, dal 1989 vive a Londra con la moglie e i due figli Laura e Jo. Ama viaggiare ed è un grande curioso e osservatore della vita quotidiana e proprio dai viaggi e dalle esperienze quotidiane trae spunto per scrivere i suoi romanzi, le sue poesie e i suoi aneddoti che gli amici definiscono tazze di caffè corretto per la giusta dose di invenzione e finzione narrativa che li rende più godibili.
 

...GOG AND MAGOG

 

In ciò che si sembra si è giudicati da tutti, in ciò che si è da nessuno


Johann FC Schiller

 

 

 

Apparentemente dentro non c’era nessun segno di intrusi o di lotta, gli indumenti delle due vittime, anche se disposti ordinatamente sparsi, non sembravano essere stati toccati e a prima vista dalla stanza sembrava non mancasse niente. Non conoscendo ancora l’identità dei due cadaveri, ebbero subito la netta impressione di trovarsi davanti ad uno di quei tanti e ormai tristemente comuni omicidio-suicidio che da una decina di anni a questa parte, era cresciuto come una moda, anche se poco trendy, veniva compiuto da una gran parte di giovani compresi tra i sedici e i venticinque anni, colpiti da crisi esistenziali, familiari e altro. Dal sonno alla morte, il viaggio di quella che dall’apparenza doveva essere una bellissima ragazza, era stato breve, cortissimo anzi istantaneo. Il biglietto di solo andata, era un foro del diametro leggermente più largo di quello di una biro, all’altezza della tempia destra proprio al centro tra l’orecchio e l’incavo oculare. Il ragazzo invece, apparentemente si era ucciso con un colpo quasi centrale in fronte. A dare più credito a tutto questo, erano un foro dello stesso diametro di quello della ragazza e una pistola che lui impugnava ancora nella mano destra, parola fine di un gesto insano. L’arma una semiautomatica "VZ-70" 7,65", di fabbricazione cecoslovacca, fu la cosa che attirò l’attenzione dell’ispettore Bloomfield, che con grande zelo e come un direttore d’orchestra, dirigeva il meticoloso lavoro dei suoi collaboratori. Quella pistola era un arma poco comune, difficile da trovare da queste parti dell’Europa, ce n’erano di più comuni e pratiche in giro. Fu imbustata e posta in una specie di beauty-case in alluminio in attesa di ricevere la compagnia di tutte quelle altre cose che avrebbero potuto essere importanti per lo sviluppo delle indagini, ammesso che ce ne fosse stato. Visti da alcune posizioni, difficilmente

 

 

In copertina foto di Luisa Saggese
Euro 12

   
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Edizione 2006 © Associazione Akkuaria